Mirabilia Libris 2018

Pubblicato oggi il secondo concorso “Mirabilia Libris”.

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Il concorso, come d’altra parte il prossimo “Liber L’Aquila” sarà dedicato all’autore del personaggio di Bertoldo e Bertoldino. Un classico oggi abbastanza dimenticato ma dimenticato comunque anche l’autore Giulio Cesare Croce che, a cavallo tra il ‘500 e il ‘600 ha lasciato opere di grande interesse per lo sviluppo della letteratura per i ragazzi.

Le sottilissime astutie di BertoldoLe piacevoli et ridicolose simplicità di Bertoldino sono le principali novelle del Croce che presto saranno accompagnate da una successiva: Novella di Cacasenno, figliuolo del semplice Bertoldino. scritta dal monaco bolognese, musicista, compositore e poeta Adriano Banchieri.

Prima che per i suoi scritti, Giulio Cesare Croce va rivalutato per la sua attività di promozione della letteratura essendo un artista di strada che girava con un fac-simile di violino a esibirsi come cantastorie vendendo le piccole pubblicazioni che egli stesso provvedeva a stampare.

Nel Bertoldo si narra dell’immaginaria corte di re Alboino a Verona e delle furberie di Bertoldo, contadino rozzo di modi, ma di mente acuta, che finisce per diventare consigliere del re. Bertoldo è affiancato nelle sue imprese dalla scaltra moglie Marcolfa e dal figlio sciocco Bertoldino.

Nel racconto di Banchieri il protagonista è invece lo stolto Cacasenno, figlio di Bertoldino, il quale crescendo ha messo un po’ di giudizio.

Principio narrativo comune ai racconti di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è la contrapposizione tra la vita semplice dei contadini e quella artificiosa e vana dei cortigiani. ‘Bertoldo’ è passato poi a indicare, per antonomasia, il contadino rozzo, ma saggio e dotato di senso pratico.

La contrapposizione tra i due mondi è evidenziata dalla morte di Bertoldo. Il re Alboino era così ammirato dall’ingegno del contadino da volerlo sempre accanto a sé, pertanto gli impose di vivere a corte. Questa vita non era adatta a Bertoldo, che aspirava a tornare a zappare la terra e a mangiare i cibi semplici a cui era abituato (soprattutto rape e fagioli). Il re non comprese le motivazioni di Bertoldo, che finì per ammalarsi e morire a causa della vita di corte.

Solo allora re Alboino comprese il suo errore, ma per Bertoldo non c’era niente da fare, così comandò che sulla tomba di Bertoldo fosse impresso il seguente epitaffio scritto in caratteri d’oro.

In questa tomba tenebrosa e oscura,
Giace un villan di sì deforme aspetto,
Che più d’orso che d’uomo avea figura,
Ma di tant’alto e nobil’intelletto,
Che stupir fece il Mondo e la Natura.
Mentr’egli visse, fu Bertoldo detto,
Fu grato al Re, morì con aspri duoli
Per non poter mangiar rape e fagiuoli.

 

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